PAROLA D’ORDINE: RICICLARE!

Perchè non provare a trasformare i rifiuti marini in plastica in capi di abbigliamento estremamente alla moda? Per fortuna ci ha già pensato Ecoalf, una Pmi spagnola che disegna e commercializza prodotti tessili e accessori fatti con materiali riciclati.

L’obiettivo è molto semplice, ovvero quello di impiegare le risorse apparentemente “inutili” per tramutarle in qualcosa di nuovo, che sia non soltanto “efficiente” ma anche estremamente “stiloso” e “super-fashion”. Il tutto, attraverso sofisticati processi produttivi ideati principalmente per il recupero dei materiali che si trovano in fondo ai nostri oceani, come bottiglie in Pet, reti da pesca usurate, etc. Ma non solo! L’azienda ha sviluppato innovative tecnologie in grado di tramutare in preziosi materiali destinati all’utilizzo tessile persino pneumatici usati, caffè post-consumo e cotone post-industriale.

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Paloma Oñate, coordinatrice del progetto ideato dalla Pmi spagnola, spiega così il punto di vista di questa innovativa azienda: “Vogliamo creare la prima generazione di prodotti riciclati a partire da detriti marini con proprietà qualitative, di design e tecniche, pari ai migliori prodotti non riciclati. L’intenzione di Ecoalf adesso è collaborare con le organizzazioni che si occupano di pesca per raccogliere la plastica dai mari e per introdurre nuovi processi industriali come la gestione dei rifiuti, la produzione di pellet e la filatura di stoffe a partire da materiali riciclati.”

 

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Tuttavia, recenti studi hanno scoperto che la mancanza di punti di raccolta dei rifiuti nei porti ha ostacolato pesantemente in passato i tentativi di riciclo nei mari, per cui Paloma sottolinea che “Un sistema integrale di gestione dei rifiuti deve essere messo in essere in ogni porto”.

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Un’altra questione fondamentale è il bisogno di un piano di formazione per promuovere la cultura della raccolta dei rifiuti tra gli operatori del mare. Infatti, “i pescatori tirano su un’enorme quantità di plastica, ma la ributtano in mare semplicemente perché è così che si fa da generazioni. Con l’aiuto di questi pescatori però, possiamo dare una nuova vita a questi rifiuti,” ci avverte Oñate.
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E infine “I vantaggi ambientali di questa iniziativa non si limitano semplicemente alla rimozione di una delle principali cause dell’inquinamento marino. La produzione di fili di PET a partire dai materiali riciclati – piuttosto che da materie prime non rinnovabili – significa il 20 % in meno di rifiuti in acqua, una riduzione del 50 % del consumo di energia e una riduzione del 60 % dell’inquinamento dell’aria durante il processo di produzione. Inoltre, se questi rifiuti a base di petrolio venissero rimossi dall’oceano, finirebbero in una discarica o in un inceneritore, causando emissioni nocive per l’ambiente o diventando rifiuti terrestri contaminati,” aggiunge Oñate.

 

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Che dire? L’idea e le iniziative promosse da questa azienda ci piacciono proprio un sacco! Soprattutto se si pensa alla notizia diffusa pochi giorni fa, secondo la quale entro il 2050 si prevede che nei nostro oceani ci saranno più bottiglie di plastica che pesci…

 

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La bella notizia però, è che tutti insieme possiamo darci da fare affinchè questa catastrofica previsione non si avveri! Basta con gli sprechi! Incentiviamo il consumo consapevole e il riciclo delle materie prime. Pronti? Via!

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